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Portale turistico della Provincia di Campobasso - Pagina iniziale

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Itinerario Matese

 

Conoscere la montagna dei Sanniti vuol dire scoprire un lembo d'Italia ricco di fascino, di profumi e di colori, fra le antiche pietre e i maestosi boschi. Percorrere il Matese significa immergersi fra i resti di un glorioso passato e il vigore di una natura rigogliosa, tra borghi ricchi di storia e tradizioni artigiane centenarie, stazioni sciistiche, oasi naturalistiche, ma soprattutto ospitalità.
 
 

Cercemaggiore

Cercemaggiore - Meridiana
Meridiana

Situato su di un colle ad un altitudine di 1000 m s.l.m è uno dei comuni più alti del Molise.
 
La sua storia, come testimoniano alcuni rinvenimenti , risalirebbe all'epoca Neolitica: possiamo immaginare i suoi più lontani abitanti, del paleolitico e poi del neolitico, a caccia tra boschi e rupi, al riparo di grotte e crepacci, tra Monte Saraceno e le "Grotte delle Fate", osservando intorno il mondo a 360 gradi. Poi giunsero i Sanniti, fieri, bellicosi, maestri della lavorazione della pietra, che scelsero la stessa cima del Saraceno per costruire con solidi massi di pietra una delle loro inespugnabili fortezze. Questo fa capire l'importanza difensiva che i sanniti attribuivano al luogo.
 
Da visitare sono: la Chiesa dell'Assunta del XIII sec., la Chiesa di Santa Maria del Monte, costruita su di un distrutto tempio pagano dedicato a Marte e, non lontano dall'abitato, il Santuario di Santa Maria della Libera.

 

 

Cercepiccola

Cercepiccola - Palazzo Carafa
Palazzo Carafa.jpg

Il territorio di Cercepiccola era abitato già dall'epoca dei romani. Nonostante l'antichità del centro, le prime notizie certe riguardanti Cercepiccola risalgono al 1324, quando il paese aveva ben quattro proprietari. Nel 1397 Andrea di Capua salì al potere del feudo e trasmise il comando ai suoi discendenti; i Gaetani susseguirono ai di Capua ed inseguito vendettero il feudo a Giambattista Carafa, il quale ne fu feudatario fino al 1566. Scipione Carafa acquistò il feudo e, dopo il governo di suo figlio Ottaviano, il feudo fu di proprietà del nipote Giambattista: egli vendette il feudo ai de Riccardo, che a loro volta lo vendettero a Claudio Albertino nel 1636. Questi governò fino al 1645, anno in cui il feudo fu venduto ai Mormile, dai quali il potere passò agli Almirante: questi tennero il potere fino al XIX secolo. Da visitare sono: il Palazzo Carafa del 1571 e l'antichisssima Chiesa di San Salvatore, al cui interno si possono ammirare un quadro di Matteo Prato, una statua di Paolo Zinno e un'acquasantiera in pietra rosa.

 

 

San Giuliano del Sannio

San Giuliano del Sannio - Veduta
Veduta

Il visitatore che raggiunge San Giuliano del Sannio trova un ambiente incontaminato, fatto di boschi, sorgenti e testimonianze storiche.
 
Grazie alla sua posizione gode di un panorama che spazia dalla Valle del Tammaro fino ai Monti del Matese.
 
All'interno del tessuto insediativo, che ruota intorno alla Piazza principale, si erge il Palazzo Marchesale, attuale sede municipale, e, nella parte più alta del paese, è possibile ammirare la Chiesa di San Rocco.


 

Sepino

Sepino - Altilia
Altilia - La fontana del Grifo

Nel corso dei secoli Sepino ha avuto una triplice collocazione sul territorio. La città sannita in località TERRAVECCHIA, la città romana in località ALTILIA ed infine la città medievale ed odierna in collina.
 
Si presume che il primo insediamento si sia addirittura avuto nella preistoria. I sanniti s'insediarono in pianura nella valle del Tammaro, in una zona che rappresentava un importante luogo di scambio e pernottamento. A protezione del sito si formò, sulla retrostante collina di Terravecchia (q. 953), la città fortificata sannita (Ocre Saipinatz, meglio conosciuta come Saipins) ed era una delle città più importanti del Sannio pentro. Con la sconfitta dei sanniti, la città prese forma e si sviluppò intorno al nodo stradale caratterizzato dall'incrocio fra il tratturo principale, "decumano" ed il tratturello del Matese, "cardo".
 
Successivamente alla guerra sociale (91-88 a. C.), il territorio fu organizzato secondo lo schema municipale romano. Edifici pubblici, abitazioni private e monumenti conferirono a Saepinum l'impronta di una città imperiale romana.
 
Di pregio artistico sono le colonne e i capitelli jonici della basilica, il foro, la tomba dei Numisi che sorge isolata tra i campi, il mausoleo di Ennio Marso, le strade lastricate, le mura, il macellum, le terme, la fontana del Grifo e le imponenti porte fortificate di Terravecchia e di Bojano ricordano l'importanza di questo centro per i pastori in marcia tra l'Appennino e il Tavoliere. Il centro storico della città è racchiuso entro una cinta muraria lungo la quale si distribuiscono alte torri cilindriche mostrando intatte le caratteristiche medievali originarie.
 
Da vedere: la Chiesa di Santa Cristina, di San Lorenzo, Santa Maria Assunta e il Convento della S.S. Trinità.

 

 

Guardiaregia

Guardiaregia - Oasi WWF
Oasi WWF

La data dell'origine del centro urbano non è nota, essendo andati distrutti completamente i documenti storici nel violento terremoto del 1805, che seminò lutti e rovine in molti centri della Regione.
 
Le ipotesi e la leggenda, tuttavia, fanno risalire le origini del Paese al fiero popolo Sannita. I Sanniti, infatti, abitavano la zona gravitante attorno all'Appennino del Matese. Quando Roma assoggettò questo territorio, Augusto assegnò il nome di IV Regione al Sannio d'allora. Affermatasi successivamente la dominazione Longobarda in Italia, il Sannio costituì la quattordicesima provincia delle 28 in cui l'Italia stessa fu divisa.
 
La provincia del Sannio fu incorporata al Regno d'Italia nel 1860 e Guardiaregia s'inserì nel quadro nazionale, partecipando a tutte le ansie e a tutte le vicende della Patria. Quindi il centro apparteneva in epoca Longobarda, alla contea di Bojano, e con l'arrivo dei Normanni fu amministrata da Guglielmo di Sessano. Smembrata la contea nei tempi angioini non si hanno notizie di Guardiaregia sino all'avvento della monarchia aragonese.

La Chiesa di San Nicola sorge nel borgo antico ed è l'edificio di culto di maggiore importanza del luogo. L'attrattiva di Guardiaregia resta, comunque, l'OASI. Un vero e proprio scrigno di biodiversità, in un comprensorio di elevato valore naturalistico, che attira ogni anno l'attenzione di turisti, escursionisti e speleologi. Del luogo si può ammirare l'area delle gole del Torrente Quirino e l'area di Monte Mutria con la spettacolare Cascata di San Nicola e la splendida faggeta dei "Tre Frati", enormi patriarchi erborei di 500 anni. Oltre all'interesse paesaggistico l'area riveste notevole interesse faunistico, ospitando specie quali il lupo, il gatto selvatico il lanario, la rana dalmatica e la salamandrina dagli occhiali, che in primavera troviamo ai margini dei torrenti dell'Oasi matesina.

 

Campochiaro

Campochiaro - Il lavatoio
Il lavatoio

Anticamente "Campus Clarus" era il nome dell'attuale Campochiaro. Per la vasta pianura su cui sorge il paese, successivamente, fu aggiunto "chiaro" che sta ad indicare "baciata dal sole".
 
Nell'agro di Campochiaro sono state rinvenute delle aree di sepoltura tra le più importanti del Molise: in località Vicenne sono state trovate tombe di cavalieri bulgari con resti di armi e di corredo tombale, in località Civitella è stato riportato alla luce il santuario italico dedicato ad Ercole risalente al IV sec. a.C.
 
Il territorio di Campochiaro, insieme a quello di Guardiaregia, costituisce un'OASI WWF.

 

San Polo Matese

San polo Matese - Chiesa di San Pietro in Vincoli
Chiesa di San Pietro in Vincoli

Il paese si estende su di un colle ai piedi del Matese. Le prime notizie dell'abitato risalgono al periodo medievale quando il luogo cominciò ad estendersi intorno ad un castello.
 
Nell'abitato emerge la Chiesa di San Pietro in Vincoli. Strette stradine portano al luogo sacro dove è possibile ammirare tracce dell'impianto medievale. All'interno è da ammirare il battistero, un'acquasantiera e una statua lignea del maestro Paolo Di Zinno. Durante il medioevo fu realizzato il Castello nella più alta del paese.
 
Del massiccio maniero resta, ben restaurata, solo la torre. Il piano terreno della stessa è utilizzato come passaggio. All'interno del borgo antico si può visitare il presepe "Rogati", dell'artista Spagnolo Juan Mari Oliva con figure di Antonio Mazzeo. Nel territorio circostante riveste una certa importanza la zona di Monte Lacosta, dove recentemente è stato scoperto un deposito di rudiste (specie fossilifera), il vecchio mulino e le residenze rurali dell'agro.

 

 

Bojano

Le radici di Bojano, affondano nel tempo ma molto spesso gli storici hanno eseguito una distorsione dei fatti che non sempre facilita la ricostruzione storica delle origini e dello sviluppo di questa città.
 
Fondata intorno al IV secolo a.C., nell'antichità fu Bovianum, capitale del popolo dei Pentri. La denominazione del paese trae origine, come vuole una leggenda dei Sanniti, dal rito del "Ver Sacrum" (Primavera Sacra); infatti, il popolo italico consacrava i nati nel suddetto periodo a Marte: questi, una volta cresciuti, erano guidati da un bue verso nuove terre da abitare; la leggenda vuole che il bue si fermò dove ora c'è l'attuale Bojano e per questo il centro fu nominato Bovianum a testimonianza di ciò lo stemma della città vede raffigurato in esso un bue.
 
La città sorge alle falde del Matese, in prossimità delle sorgenti del Biferno. Bojano è ricca di chiese e monumenti: tra i più meritevoli citiamo la Cattedrale di San Bartolomeo, con portale gotico, la Chiesa di Sant'Erasmo, Santa Maria del Parco e il Museo Civico, in cui sono conservati reperti e oggetti di grande importanza che vanno dal VIII secolo al Medioevo.

 

 

San Massimo

Campitello Matese
Campitello Matese

Un piccolo ed interessante centro, adagiato ai piedi del Massiccio del Matese, il Comune di San Massimo, ospita, nella parte alta, a 1430 metri sul livello del mare, una delle più moderne ed attrezzate stazioni di soggiorno estivo ed invernale dell'Italia centro-meridionale. Durante la stagione estiva, Campitello Matese, abbandonata la sua vocazione sciistica, diviene, in virtù delle numerose possibilità escursionistiche, luogo privilegiato per chi voglia vivere a contatto con il paesaggio, la flora e la fauna appenninica. Passeggiando all'interno del centro storico si incontra la chiesa di S. Salvatore del XIX secolo e la chiesa di S. Maria delle Fratte, appartenuta ai Cavalieri di Malta e con un interessante portale in stile gotico.

 

Colle D'Anchise

Colle D'Anchise - Chiesa di Santa Maria degli Angeli
Chiesa di Santa Maria degli Angeli

L'origine di questo nome non è stata ancora accertata, poiché non ci si riesce ancora a spiegare la relazione che ci può essère tra questo comune e il famoso principe troiano Anchise.
 
Tra l'altro il comune non ha neppure origini antichissime, dato che non ne troviamo menzione nelle opere antecedenti il XIII secolo. Percorrendo le vie del borgo si possono ammirare la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, di origini medievali e la Chiesa di San Sisto, con statua lignea del santo attribuita al Colombo di Napoli. Al di fuori del paese si possono visitare la Chiesa di San Nicola e quella di Santa Margherita


 

Spinete

A differenza di molti altri agglomerati urbani molisani, quello di Spinete ha origini note, quasi ovvie. Infatti, è un luogo ideale, o almeno lo era in quell'epoca, quando le popolazioni del luogo, prettamente agricole e pastorizie, praticavano annualmente la transumanza.
 
Infatti, gli antichi sanniti scelsero la zona, dove ora sorge il paese di circa millecinquecento residenti, come luogo ideale per riposarsi durante gli spostamenti con le greggi; ciò è giustificato dalle immense risorse naturali del luogo. In quest'ambito non si può non parlare delle abbondanti sorgenti acquifere, queste risultavano vitali per i pastori che percorrevano la rotta "Pescasseroli Candela". A questi vantaggi naturalistici se ne aggiungevano altri per così dire politici: infatti, il centro sorgeva a breve distanza dalla capitale del Sannio Pentro, ovvero Bovianum (l'attuale Bojano). Il luogo, dopo le guerre sannitiche, passò, insieme a tutto il Sannio, in mano alla capitale che, come accadde spesso, ne fece un punto strategico per l'Impero.

Il Palazzo marchesale, che domina la piazza principale si trova ormai in stato di abbandono. Il maniero fu costruito nel Medioevo dai Normanni, e trasformato poi in residenza signorile. Interessanti sono la corte interna, il loggiato e un lastrone posto sul lato destro del porticato dove è scolpita una sirena con doppia coda databile al XV-XVI sec. Merita una visita la Chiesa di Santa Maria Assunta, antichissima, costruita nelle vicinanze del palazzo marchesale.

 

 

Bibliografia e fonti