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Portale turistico della Provincia di Campobasso - Pagina iniziale

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Itinerario Celestiniano

S. Pietro Celestino amava i luoghi austeri, la meditazione e la contemplazione, ma aveva continui spostamenti e innumerevoli contatti sociali: le tracce della sua presenza aprirono varchi di profonda spiritualità. Certa è la sua presenza come novizio e come abate (1275-1278) a S. Maria di Faifoli, nell'agro del comune di Montagano (CB), dove antichi ruderi dell'abbazia e una chiesa ne sono la testimonianza.
 
Tra i conventi celestiniani vanno ricordati: il convento di San Pietro Celestino a Ripalimosani e quello a Campobasso; oggi su quel monastero, soppresso nel 1800, sorge il municipio del capoluogo regionale; sul lato dello stesso edificio è rimasta la chiesa dove si venera la Madonna della Libera.
 
Sant'Angelo Limosano, oltre alla devozione di tutto il popolo nei confronti del santo di cui rivendica i natali, ha un interessante altare con statua, opera dello scultore molisano Paolo Di Zinno (datata 1748). Esistono luoghi celestiniani a Petrella Tifernina, Limosano, Riccia, Bojano, Morrone del Sannio, Guglionesi, Agnone, Trivento.
Nella 1998, in occasione del Grande Giubileo del 2000, le "sacre spoglie" di S. Pietro Celestino sono state portate in "peregrinatio" nei tanti luoghi dove il santo ha operato durante la sua vita.



Montagano - Chiesa di Santa Maria di Faifoli

A circa quattro chilometri dal comune di Montagano (CB) sorge la località Faifoli. E' situata a 594 m di quota, sulla strada a tornanti che collega Montagano alla Fondovalle del Biferno. 
 
Secondo autorevoli studiosi qui sorgeva il centro sannitico di Fagifulae, divenuto poi municipio romano assegnato alla tribù Voltinia. In epoca medioevale, nell'area, si installò una comunità benedettina. Le notizie più antiche sulla Badia di S. Maria di Faifula risalgono al 1134.
 
Nella chiesa Abbaziale di S. Maria , nonostante le modifiche apportate negli anni, si possono ancora individuare alcune caratteristiche romaniche. L'edificio può essere considerato un esempio tipico di architettura religiosa medioevale molisana, il cui elemento di rilievo è rappresentato quasi sempre dal portale. Se nel tempo la facciata ha subito modifiche come l'apertura della lunetta sovrastante l'ingresso, il portale è ancora quello romanico. Nell'interno, che ha una pianta a tre navate, è conservata una statua lignea a grandezza naturale della Madonna dell'Incoronata seduta su un tronco d'albero e non sul classico trono.
 
Questa iconografia può essere spiegata considerando l'ambiente rurale in cui si trova la chiesa, e il tipo di fedeli che la frequentavano, pastori che percorrevano il braccio di collegamento tra il tratturo Celano-Foggia e la città di Campobasso, che passava vicino a Faifoli.

 

Morrone del Sannio - Chiesa e Convento celestino di S. Roberto da Salle

Nell'agro di Morrone del Sannio troviamo una chiesa ad un'unica navata dedicata a Roberto da Salle, uno dei discepoli prediletti di Celestino V. Era una grancia, cioè una comunità agraria alle dipendenze dei Padri Celestini della Ss. Annunziata di Guglionesi.

 

Ripalimosani - Convento di S. Pietro Celestino

Venendo da Campobasso, prima di entrare nel centro abitato di Ripalimosani, vi è il convento S. Pietro Celestino. Anche se non si conoscono con precisione le origini è ritenuto uno dei conventi più antichi del Molise. Le prime notizie risalgono al decimo secolo, quando era un'abbazia benedettina intitolata alla santissima Annunziata. Nel tredicesimo secolo il convento passò ai Celestini, ordine religioso fondato da S. Pietro Celestino. Pare che il convento sia stato aperto dallo stesso S. Pietro Celestino nell'anno 1282 e fu chiamato in quel tempo con il nome di S. Maria degli Angeli. Dopo la sua morte e la canonizzazione avvenuta nel 1313 il convento con la Chiesa prese il nome di San Pietro Celestino, nome conservato fino ai nostri giorni. Fino a non molti anni fa si indicava ai visitatori la stanza abitata dal santo. Nei restauri del 1938 venne inclusa in una stanza adibita a dormitorio.
I celestini rimasero nel convento per molti anni, santificando quel luogo con la loro vita contemplativa e penitente. Il terremoto del 1456 rovinò il convento che venne abbandonato dai celestini.

 

Sant'Angelo Limosano - Chiesa di S. Pietro Celestino

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 La devozione di tutto il popolo a S. Pietro Celestino è rimasta intatta nel corso dei secoli.
Tra la chiesa madre e il castello vi è una chiesa dedicata a S. Pietro Celestino. Nel 1695 venne trasformata in monte frumentario dal Card. F.M. Orsini Arcivescovo di Benevento, perché trovata in stato di estremo degrado. Alcuni blocchi di pietra furono riutilizzati per la fontana di S. Pietro, priva d'acqua d'inverno, ma ricca durante la primavera e l'estate, a partire dal 19 maggio festa del patrono.
Nella chiesa parrocchiale S. Maria Assunta (1200) vi è un altare con una stupenda statua di S. Pietro Celestino (1748), opera dello scultore campobassano Paolo di Zinno.
Ultimamente è stato dedicato a S. Pietro Celestino un maestoso monumento, ritenuto uno dei più belli dal punto di vista espressivo ed artistico.





 

Campobasso - Monastero di San Pietro Celestino in Campobasso

Lo storico locale A. Mancini dice che il monastero di S. Pietro Celestino era il monastero più antico della città. In seguito venne ampliato dal discepolo prediletto di S. Pietro Celestino, Roberto da Salle.
Il monastero sorgeva sul luogo dove oggi è il municipio. Il prospetto del monastero si affacciava con sei finestre sull'attuale piazza della Libera; al centro del fabbricato era la porta della chiesa del medesimo monastero con portale in pietra locale in stile gotico. Un'epigrafe ricordava l'anno e chi fece la costruzione (A: MCCCXX).
Aveva quattro altari: due a destra, uno dedicato a S. Giorgio e l'altro a S. Pietro Celestino, altri due a sinistra, uno dedicato a S. Lucia e l'altro al Crocifisso.
Nella parete in fondo all'altare maggiore vi era la statua molto antica della Madonna della Libera.
La chiesa aveva il suo coro e un vano quale sacrestia dalla quale mediante una scaletta in legno si accedeva alle cellette dei monaci.
Nel 1456 subì forti danni a causa del terremoto, ma la fede dei Celestini e la tenacia dei fedeli riparò i danni prodotti dal sisma. Nel 1805 crollò tutto il monastero a causa del forte terremoto del 26 luglio. Rimase in piedi soltanto la parete di fondo della chiesa con la nicchia della statua della Madonna rimasta miracolosamente intatta.
Nel 1809 il governo soppresse l'ordine dei Celestini e confiscò tutti i loro beni. Così dopo seicento anni i Celestini furono costretti ad abbandonare il monastero.
Nel 1811 il monastero cadde definitivamente e anche la chiesa. Il popolo volle riedificarla costruendo il campanile e un romitorio. Nel 1860 le leggi eversive tolsero nuovamente la chiesa e il monastero dove vi erano i frati cappuccini.
Il comune di Campobasso negli anni 1870-77, dopo aver abbattuto il conventino e la vecchia chiesa, vi edificò l'attuale palazzo S. Giorgio, sede dell'amministrazione cittadina.
Sotto la pressione del popolo, le autorità del tempo, furono costrette a non cancellare del tutto la presenza della chiesa. L'estremo lato destro del nuovo palazzo S. Giorgio fu destinato a chiesa che è quella giunta sino ai nostri giorni.
Di recente restaurata, con la Statua della Libera e quattro maioliche che ricordano gli evangelisti sull'altare, è luogo di preghiera. Le suore Discepole Gesù Eucaristico, da pochi anni a Campobasso, curano l'adorazione perpetua dell'Eucarestia. La chiesa, uno scrigno di preghiera e di adorazione, con le pareti di colore celeste richiama l'eremita, molisano, papa e santo.

 

Bibliografia e fonti