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Portale turistico della Provincia di Campobasso - Pagina iniziale

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Museo Archeologico di Saepinum-Altilia

Il Molise era Sannita, così dicono le storie. Ma i Sanniti chi sono? Batterono moneta prima di Roma. Umiliarono i romani. Difesero indipendenza e pastorizia, il gusto del sacro e della medicina, e infine importarono Platone in Italia tramite un loro pastore, Vincenzo Cuoco.

Giose Rimanelli

Indirizzo:
Località Altilia
86017 Sepino (CB)

 
Museo archeologico di Saepinum - Altilia

IL TERRITORIO E LA SUA STORIA: IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI SAEPINUM - ALTILIA

La visita al Museo archeologico di Saepinum è l'occasione per conoscere un luogo particolare, fuori dal tempo, nel quale il passato convive a stretto contatto con il presente: il sito archeologico di Saepinum. Il viaggiatore che, attraverso una delle quattro porte di accesso, entra nell'antica cittadina di impianto romano, si troverà proiettato in un mondo in cui la linea del tempo si accartoccia, dove resti del primo insediamento sannitico risalenti al IV sec. a.C. convivono con le tombe altomedievali, il bellissimo teatro romano supporta le case che i contadini costruirono nel XVIII sec. e le pecore, di proprietà di coloro che ancora vivono all'interno o appena fuori le mura del sito, pascolano nel foro del I sec. d.C.
Un'esperienza di grande impatto emozionale che lascia un forte ricordo in tutti coloro che attraversano Saepinum passeggiando lungo il  cardo e il decumano, provando a immaginare come fosse viva e brulicante di persone, cose, animali una città costruita sul Tratturo, passaggio obbligato delle pecore e dei loro portatori lungo l'antico viaggio che dai monti abruzzesi ogni anno li portava nelle calde pianure pugliesi e così al ritorno.
Il Museo si trova proprio nel luogo più affascinante del sito, dove le sopravvivenze antiche hanno funto da base portante dei successivi interventi insediativi: il teatro romano. Qui il museo è ospitato nelle abitazioni a schiera costruite nel XVIII secolo lungo l'emiciclo, sfruttando il basamento semicircolare delle strutture della cavea. L'insieme dà vita a una sorta di corte chiusa in cui l'area centrale, un tempo in gran parte interrata, era utilizzata come aia.
Nelle stanze del Museo, nelle quali sono stati lasciati intatti gli elementi architettonici e funzionali propri della cultura rurale molisana (lavabi in pietra, camini, forni), trovano posto i reperti ritrovati nei lunghi anni di scavo svolti nel sito. Si crea così un percorso che narra la storia del territorio di Altilia e della Valle del Tammaro, dal periodo paleolitico, passando per il primo insediamento di pianura databile tra la fine del IV sec. a.C. e l'ultimo decennio del I sec. a.C, ai reperti relativi alla vita municipale di età imperiale fino agli oggetti provenienti da corredi funerari della necropoli altomedievale rinvenuta all'interno delle mura e materiale relativo alla fase tra il XIII e il XIV sec.
Tra il materiale conservato di maggior rilievo vanno citati nella seconda sala alcuni reperti monetali di varia provenienza, tra cui una didracma d'argento di zecca tarantina della metà del III sec. a.C. e una moneta di re Prusias di Bitinia databile tra la fine del III e la prima metà del II sec a.C., nella terza sala fistulae, cannule di bronzo, laterizi con bolli di fabbrica, lucerne di fattura e cronologia diversa, oggetti inerenti al gioco come un dado in osso e una lastra in osso raffigurante una bambola, nell'ultima sala la fibula con l'iscrizione di un nome germanico femminile, Aoderata biva (in deo), rinvenuta dal Cianfarani nel 1959 e monete tra cui un cavallo di Carlo V, il documento più tardo della raccolta.

 
Piazza Neratio Prisco, Sepino

Suggerimenti di viaggio

Per completare la visita al territorio puoi salire a Sepino e fare una passeggiata nel suo centro storico, con le torri delle antiche mura oggi inglobate nel tessuto urbano, la bella piazza di fine Ottocento e le chiese. In particolare vale la pena entrare nella chiesa che sovrasta la piazza, dedicata a Santa Cristina, dove è tangibile la forza del culto per la Santa nei busti argentati e negli arredi della Cappella del Tesoro donati nel 1609 da Francesco Carafa, principe di Sepino e nei tanti ex voto raccolti nella cappella inferiore dove è conservata l'immagine lignea della Santa databile al XIV sec. All'arrivo delle reliquie di Santa Cristina nel paese è dedicata la festa del 9 e 10 gennaio, quando, come segno di giubilo, risuona tutta la notte nella sottostante Valle del Tammaro il suono delle campane della chiesa.

 
Madonna della Libera, Cercemaggiore

Suggerimenti Adriamuse

 La patrona dei comuni della Valle del Tammaro (Sepino, Cercepiccola, San Giuliano del Sannio e Cercemaggiore) è la Madonna della Libera, la cui effige di epoca medievale è conservata nella chiesa del Convento dei Domenicani a Cercemaggiore.

 

Accessibilità

Come arrivare: all'interno dell'area archeologica di Altilia-Saepinum.
Giorni di visita: tutti i giorni escluso il lunedì.
Orario di visitaInvernale 08:00 - 14:00/ 14:30 - 17:00
                          Estivo 09:30 - 15:30/ 16:00 - 18:30
Biglietto: 0-18 anni gratis; 19-25 anni 1,00 €; 26-60 anni 2,00 €; oltre 60 anni gratis.

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